Cantine ecosostenibili: Cantina Poggio La Comare

19 luglio 2011

la-barricaiaUNA CANTINA IN SIMBIOSI CON IL PAESAGGIO

Bandito l’estetismo formalistico e l’architettura ad effetto, Cantina Poggio La Comare di Collemassari è la sintesi riuscita ed applicata dei concetti di risparmio energetico, bioedilizia, qualità del posto di lavoro e ingegneria bioclimatica.

A una ventina di chilometri da Grosseto la Cantina Poggio La Comare di Collemassari a Cinigiano è frutto dell’incontro tra l’azienda vitivinicola ed Edoardo Milesi di Bergamo, architetto attento alla progettazione bioclimatica. Un progetto compatto, semplice ma con una grande qualità architettonica sia per gli spazi progettati sia per i materiali utilizzati: un edificio che è nato per sfruttare al meglio le risorse naturali: vento, luce, acqua e paesaggio. Come nei migliori impianti di vinificazione, le uve cadono per gravità nella sottostante area di vinificazione dal grande piazzale di conferimento: il piazzale termina con un edificio dalla struttura in pilastri e travi in cemento bianco, una sorta di pergolato “architettonico”, che accoglie la sala di degustazione e gli eventi conviviali organizzati dall’azienda. 

particolari-dellazienda

Sullo stesso livello emerge la palazzina degli uffici, un cubo in cemento bianco e legno che ospita anche lo spazio vendita. Al piano inferiore del piazzale troviamo oltre alla zona di vinificazione anche l’area di imbottigliamento; proseguendo ulteriormente nel percorso di creazione del vino, al piano inferiore ha sede la barricaia e la zona dell’affinamento in bottiglia. I magazzini, i locali tecnici e il ricovero dei mezzi agricoli sono ricavati nella collina. Il progetto si presenta al magnifico paesaggio circostante come una scatola in legno dove tutti i suoi elementi seguono soluzioni di architettura bioclimatica. Le pareti ventilate a doghe in cedro rosso canadese permettono alla luce diretta del sole di filtrare attraverso le vetrate a bassa emissività per bilanciare la luce naturale; ventilata è anche la copertura con una struttura in larice lamellare rivestita da lastre in zinco titanio per la protezione all’acqua; le murature di tamponamento utilizzate, in termo laterizio impastato con farina di legno, hanno un grande spessore ed è stata mantenuta a vista la parete in roccia naturale per permettere all’umidità del terreno di filtrare nell’edificio. 

l'esterno

Nella barricaia i pavimenti sopraelevati, che fungono anche da collettori delle acque di drenaggio, sono rivestiti in cotto in quanto favoriscono la qualità e la quantità dell’umidità controllata dell’area; il controsoffitto è invece stato realizzato in doghe di legno di cedro, in quanto potente fungicida naturale: la ventilazione avviene in maniera naturale, attraverso l’apertura e la chiusura di prese d’aria, strategicamente posizionate in corrispondenza di intercapedini che fungono da camini naturali. Il progetto, con grande attenzione per tutte le fasi di vinificazione, ha voluto mantenere sotto controllo i campi elettromagnetici che si concentrano sui contenitori in acciaio, causando la modificazione delle molecole del vino, e la presenza di insetti, limitata da percorsi obbligati studiati in base alla dinamica e allo “stile di vita” del moscerino da mosto. Tutta l’acqua utilizzata nelle varie fasi di lavorazione viene recuperata, depurata e stoccata in diverse tipologie di cisterne, usata più volte e infine inviata verso un impianto di fitodepurazione dove viene poi riutilizzata per l’irrigazione delle vigne.

È un progetto che restituisce al paesaggio ciò che si è preso.

 

Autore: Tommaso Aniballi

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