Caffé Pedrocchi

6 marzo 2012

pedrocchiVia VIII febbraio, 15 Padova

Il Caffè Pedrocchi è un bar storico situato nel centro di Padova,aperto, fino al 1916, giorno e notte e perciò noto anche come “Caffé senza porte”.

Per oltre un secolo è stato un prestigioso punto d’incontro frequentato da intellettuali, studenti, accademici e uomini politici. L’importanza storica del locale è anche data dal fatto che l’8 febbraio 1848, al suo interno, uno studente universitario, diede il via ad alcuni dei moti caratterizzanti il Risorgimento italiano e che sono ancora oggi ricordati nell’inno ufficiale universitario.

Lo Stabilimento Pedrocchi nacque nel 1831 dall’incontro di due grandi talenti: quello imprenditoriale di Antonio Pedrocchi e quello architettonico di Giuseppe Jappelli. Il primo riuscì in pochi anni a trasformare la piccola bottega del caffè lasciatagli in eredità dal padre in un edificio neoclassico ora famoso in tutto il mondo. Il secondo concentrò tutta la sua esperienza e creatività nell’ideazione e nella realizzazione di un concentrato di ardimenti artistici e influssi massonici di eccezionale originalità.

Antonio Pedrocchi fece fortuna con la torrefazione del caffè e decise poi di investire i suoi guadagni nell’ambizioso progetto dell’amico architetto. Tuttavia volle suddividere il suo stabilimento in due zone ben distinte: il Caffè, pronto ad ospitare chiunque, dal viandante affaticato all’uomo d’affari di passaggio; e il Ridotto, riservato alla crème della società padovana, luogo di feste, balli, ma anche di riunioni massoniche, di incontri di business, uno spazio per trattative commerciali esclusivo, regale, nel cuore del centro cittadino.

Nel 1842 le sale del Piano Nobile erano ultimate e si pensò bene di inaugurarle con il

IV Congresso degli Scienziati Italiani Era un avvenimento importantissimo, che

poneva le basi per l’unità culturale della penisola mentre ancora si combatteva per quella politica. L’affresco della Sala Greca si stava ancora asciugando, quello sul soffitto della Rinascimentale era in via di ultimazione, ma le splendide decorazioni volute da Jappelli erano già tutte presenti ed offrivano uno spettacolo incredibile agli occhi degli scienziati accorsi al congresso. Fu l’ultima grande opera del geniale artista veneziano, che trovò la morte l’otto maggio 1852. Il 22 gennaio dello stesso anno era spirato Antonio Pedrocchi il quale, nella volontà di affidare a persona di fiducia il suo Caffè, aveva adottato Domenico Cappellato, figlio del suo fedele garzone Giambattista. Quest’ultimo fu attento custode dell’eredità del padre putativo, nonostante cedesse la gestione a terzi. Poco prima di morire Domenico Cappellato decise di lasciare in dono lo Stabilimento ai “concittadini, rappresentati dal Comune di Padova”. Ma non era certo sua intenzione lasciare che il Caffè diventasse un monumento da mettere sotto teca, anzi, il testamento recita:

«obbligo solenne e imperativo […] di conservare in perpetuo, oltre la proprietà, l’uso dello Stabilimento, come trovasi attualmente, cercando di promuovere e sviluppare tutti quei miglioramenti che verranno portati dal progresso dei tempi, mettendolo a livello di questi e nulla trascurando, onde nel suo genere possa mantenere il primato in Italia»

(Dal sito del locale)

 

Autore: Franco Tacconelli

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