Caffè Paszkowski

17 febbraio 2012

caffe pascoscoskyVia Cavour, 21
Firenze

Karol Paszkowski (1872-1940), figlio di un partecipante all’insurrezione polacca del 1863, stabilitosi in Italia agli inizi del secolo scorso, fu uno dei pionieri dell’industria della birra in Italia. Fra le altre attività, la Società Anonima per Azioni C. Paszkowski a Firenze gestiva la Gambrinus Halle, Birreria e Ristorante, Caffè Concerto. Quello che oggi è conosciuto come Caffè Paszkowski deve il suo nome al fatto di aver avuto la licenza per vendere la birra dell’imprenditore polacco. Console onorario della Repubblica di Polonia, per lungo tempo Paszkowski fu il principale esponente della colonia polacca a Firenze: i numerosi visitatori che si recavano a trovarlo apponevano le loro firme in un registro intitolato Polska we Florencji (La Polonia a Firenze) andato perduto, come gran parte della documentazione attinente la fabbrica di birra e il Caffè, durante l’alluvione del 1966.

Paszkowski, uno dei salotti buoni di Firenze, sicuramente tra i caffè più antichi della città e del paese si trova nella piazza più antica, quella che al tempo dei romani fu il “forum”, l’incrocio tra le due vie principali “cardo” e “decumanus” (rispettivamente Via degli Speziali- Via Strozzi e Via Calimala-Via Roma).
Nacque nella metà del 19° secolo, come fabbrica di birra e punto di ristoro nello stesso angolo in cui si trova oggi (Via Brunelleschi), dove era situato il fronte antico del ghetto ebreo. La piazza fu, fino ad alcuni anni dopo l’unità d’Italia, la sede del mercato del pesce ed era attraversata dalle antiche mura del ‘200. Quando Firenze diventò capitale, si decise di rifare completamente la piazza centrale smantellando “secoli di squallore”.
Fu ricostruita con la “pomposa architettura” con cui ancora oggi si presenta.

Ecco che dalla fine del 19° secolo Paszkowski diventò “caffè letterario”, dove Prezzolini, Soffici, Papini e ancora D’Annunzio, poi Montale, Saba e infine Pratolini furono fra i clienti abituali più illustri. Già dal XX secolo l’orchestrina di Paszkowski ravvivava le notti fiorentine all’aperto d’estate e in una sala d’inverno. Durante il ventennio, pur temendone la soppressione, Paszkowski non cambiò nome e continuò ad essere ritrovo degli intellettuali. “Il caffè” Paszkowski non si piegò agli orrori della guerra, pur essendo nel ’43 teatro di numerosi rastrellamenti da parte dei nazisti.

La piazza e così anche il Paszkowski fu ancora protagonista delle campagne elettorali più calde: la costituente, il referendum, l’elezione del ’48.
Pochi giorni dopo il 2 Giugno ’46, rimossa la statua di Vittorio Emanuele II, la piazza prese il nome di “della Repubblica”. Col boom economico e turistico Firenze, anche se lo fu da sempre, diventò tappa obbligatoria. Paszkowski fu sempre all’altezza della situazione e tempio di ospitalità. Il suo servizio fu ed è tutt’oggi apprezzato in tutto il mondo.
Come tutto il centro storico Paszkowski fu messo a dura prova dall’acque fangose dell’Arno nel ’66. Dalla metà degli anni ’70 la famiglia Valenza mantiene con amore e caparbietà le tradizioni e l’eleganza che distinguono la raffinatezza di questo antico caffè.

(Dal sito del locale)

 

Autore: Franco Tacconelli

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