Cantine ecosostenibili: Tenuta Manincor

3 novembre 2011

palazzo-del-700-della-tenuta-manincorIl conte Michael Goess-Enzenberg rilevò l’azienda di famiglia nel 1991 che allora conferiva l’uva dei propri vigneti alle Cooperative di Caldaro e Terlano; in quasi vent’anni di costante lavoro e passione sia è in vigna sia in cantina ha raggiunto la grande qualità dei vini Manincor. Attualmente l’azienda comprende 48 ha di vigneti, frutteti e alcune splendide dimore: è la più grande tenuta dell’Alto Adige che vinifica uve proprie, ancora a conduzione familiare. Il progetto della nuova cantina, un attiguo ampliamento delle antiche cantine Manicor, nacque per volontà del proprietario nel 2001 e si realizzò con l’inaugurazione avvenuta nel 2004 dove l’idea globale della tenuta Manincor, partendo dalla storia familiare e dalla tradizione, trova nella ricerca di una coerenza tra terra, vite, architettura, produzione e vino, il progetto identificativo di un determinato territorio, riconducibile ad un unico e chiaro punto di riferimento. Come i grandi maestri di un tempo ormai lontano, l’architetto incaricato del progetto Walter Aragonese (assieme a Rainer Koeberl e Silvia Boday) chiuse il suo studio di Bolzano nel 2001 trasferendosi a Manincor, per “sentire” il luogo, per percepire quindi e comprendere le caratteristiche proprie di un luogo e la sua più profonda identità.

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È così iniziata l’avventura della costruzione della cantina seguita con passione e grande cura per tre anni, anni di grandi sforzi e pazienza, sia per il committente come per il professionista incaricato, riuscendo così nel vedere nascere e crescere giorno dopo giorno il progetto del nuovo edificio: una sintonia di intenti che accade solo tra un professionista e un committente illuminato. L’edificio è un progetto ipogeo, una costruzione quindi sotterranea, realizzato scavando per molti metri il terreno adiacente all’antica dimora di Manincor, costruendo il manufatto di tre piani e successivamente ricoprendo l’edificio con uno strato di terra dove è stato piantato un vigneto. La nuova cantina è un progetto quindi inserito dentro il paesaggio, nel massimo rispetto per il territorio circostante, un oggetto architettonico che non si espone immediatamente e direttamente al visitatore, ma vuole essere scoperto seguendo un percorso conoscitivo cercato. Gli unici elementi che emergono dalla collina sono i vari ingressi, la sala da degustazione con terrazza e un locale vendita inserito tra la vecchia dimora e l’accesso al nuovo luogo di produzione. schizzo-della-cantinaUna rampa di scale permette la discesa del vitigno sovrastante l’edificio verso i livelli inferiori della produzione. All’interno l’organizzazione degli spazi corrisponde alla successione dei sistemi di produzione, dove le uve vengono immesse nel processo di vinificazione dal livello più alto e subiscono tutte le lavorazioni necessarie nei piani
inferiori. Dopo aver superato il raffinato piccolo locale dedicato alla vendita dei prodotti della tenuta, attraverso una rampa, si entra al piano +1 dove si trovano la zona amministrazione, alcuni locali privati, l’ufficio dell’enologo, la zona degustazione con una magnifica terrazza panoramica sulle vigne e l’area per il conferimento delle uve. 

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Al piano inferiore, il livello 0, troviamo la cantina di fermentazione, la barricaie, il magazzino di stoccaggio, l’imbottigliamento, e il collegamento diretto con le antiche cantine dell’azienda. Alla piano -1 troviamo il deposito di macchine agricole con l’accesso dei trattori e la zona pressa e serbatoi. Attorno al manufatto, è stato inserito un corridoio tecnico di ventilazione, un’intercapedine tra la terra e l’edificio, per il controllo della stabilità della temperatura stagionale e del sistema igrometrico di tutto il complesso reso possibile anche grazie ad un avanzato sistema tecnologico. Il vino è un processo di trasformazioni: i materiali utilizzati nel progetto come l’acciaio e il cemento delle strutture sono lasciati liberi di trasformarsi attaccati da microrganismi necessari per la creazione di un microclima adeguato ad una ottima conservazione e rispetto del prodotto. Nuova costruzione non vuol dire eliminare il sapore e il fascino della tradizione.

 

Autore: Tommaso Aniballi (Tratto dalla rivista Devinis, di Alessia Cipolla)

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