Il Gaglioppo

12 giugno 2011

vigneti-di-gaglioppo-nel-ciretanoLa Calabria, la storia della sua viticoltura e quella del suo migliore vitigno, il Gaglioppo.

Il Gaglioppo è uno dei vitigni autoctoni più coltivati in Calabria e nell’area di Cirò risulta il principale vitigno a bacca nera , un po’ più sul versante ionico, già citato verso la fine del Settecento.

Dati tecnici.

Questa cultivar è piuttosto rustica ma ha una resistenza moderata alla siccità e in situazioni predisponenti può essere suscettibile agli attacchi di peronospora e oidio. Per tali motivi, si è scelto come portainnesto il 140 R caratterizzato da un’alta resistenza alla siccità e come sito d’impianto la parte sommitale di un rilievo collinare, ben esposto ai venti e all’irraggiamento, dove i ristagni di umidità, sono praticamente assenti. Queste scelte hanno dato buoni risultati sia dal punto di vista fitosanitario che da quello organolettico. L’uva si presenta sempre sana e raggiunge con facilità la piena maturazione. L’acino è medio-piccolo con buccia di spessore medio e colore nero/violetto, ellittico con polpa di media consistenza.
Il grappolo è di forma conica e dimensione medie, allungato, spargolo, talvolta in modo più evidente all’estremità, spesso presenta una sola ala. L’epoca di maturazione si assesta verso l’ultima decade di settembre.

Un po’ di storia, di  E. L. Lavizzari

Il paesaggio, il clima, la mitologia e la storia rendono inseparabili la Calabria e i suoi vitigni. Fin dalla notte dei tempi il vino costituisce l’elemento di unione delle tradizioni, della cucina, dei riti di quei popoli che si sono succeduti e integrati in questa terra. Ulivo, grano e vite rappresentano senz’ombra di dubbio le piante autoctone che prima di ogni altra si sono diffuse nel Mediterraneo. Le altre coltivazioni, ai nostri giorni ritenute tipiche di questi territori, sono nate distanti da questo mare e sono giunte da lontano, come gli agrumi provenienti dall’Estremo Oriente e le patate, i pomodori, i peperoni e i fichi d’India dalle Americhe. Non a caso Enotria (da  “oinos”, vino) è il termine con cui i Greci chiamavano la parte meridionale della penisola, dimostrando che fin dal passato queste aree erano considerate “terra di Dioniso”. Gli appassionati di mitologia classica ricorderanno l’episodio narrato nell’Odissea in cui Ulisse per sfuggire da Polifemo e liberare i suoi compagni lo faccia prima ubriacare e poi lo accechi nel sonno: seppur appartenente al mito, il racconto rappresenta la più antica attestazione letteraria relativa alla diffusione della cultura del vino nel nostro Mezzogiorno.

duca-sanfeliceLa vite risulta certamente l’elemento che unifica il variegato paesaggio calabrese: ottocento chilometri di costa bagnata dal Tirreno e dallo Ionio e un territorio per il novanta per cento collinare e montuoso. Il vino, più di ogni altro, ha avvicinato i luoghi di un’area molto estesa e con parecchie diversità interne, rendendo simili le abitudini di popolazioni tra loro lontane e isolate. Dopo il periodo greco e romano, l’attività vinicola si svolge quasi esclusivamente nelle zone collinari dell’entroterra, favorita dal clima caldo e temperato. La vite, che si adatta anche a temperature più basse, a volte è condizionata da piogge troppo abbondanti o, al contrario, dall’assenza di precipitazioni. Così la presenza ininterrotta del vino nella storia della Calabria è dovuta alla posizione geografica della regione, all’essere zona di transito, al suo clima, alla fertilità della terra e alla sua favorevole esposizione al sole. E, naturalmente, all’incessante e instancabile lavoro dell’uomo. Tra i numerosi vitigni autoctoni di queste terre il Gaglioppo rappresenta il fratello maggiore. Difficile individuare con precisione il momento in cui si iniziò a coltivare questo vitigno nell’area di Cirò, in provincia di Crotone. Di sicuro la tradizione si diffuse molto prima dell’avvento degli strumenti e delle competenze oggi fondamentali per la selezione delle uve da vino.  Le prime tracce risalgono al 1239 con alcune notizie del commercio marittimo tra Napoli e il Messinese di un vino “galoppo”, ma non si può attestare con certezza l’identità del vitigno alla base di quel vino. Di certo il Galioppo coltivato un tempo in Abruzzo e nelle Marche è un vitigno differente.

melissaNella zona di Cirò si citava in passato un Gaglioppo paesano e un Gaglioppo napoletano, il secondo molto vigoroso e con grappolo di un certo volume, ma con le altre caratteristiche corrispondenti al primo. In periodi più recenti è stata segnalata la presenza nel Lametino di un Gaglioppo di Cosenza che avrebbe però rilevanti differenze rispetto al Gaglioppo. Altra precisazione è legata al termine Magliocco, citato come sinonimo di Gaglioppo nel Registro delle Varietà di Vite: il nome in realtà fa riferimento a vitigni ben distinti (Magliocco dolce e Magliocco canino) e sarebbe perciò opportuno non utilizzarlo come sinonimo.”

 

Autore: Tommaso Aniballi

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