Il nero di Calabria

21 novembre 2010

nero-di-calabria-4Tradizione. Sviluppo. Iniziativa.

Tali parole a volte sono sinonimi.

È il caso della Calabria, dove, in un territorio così vasto, sono nate numerose iniziative, volte a far nascere possibilità da sfruttare anche in futuro.

Una di tali iniziative, mira a promuovere la valorizzazione di un prodotto che, per alcuni decenni era sparito, ma che pian piano sta risalendo la china; stiamo parlando del “Nero di Calabria”.

A parlarci di questo bene così prezioso, il signor Antonio Gencarelli, di Acri, un piccolo paese in provincia di Cosenza, che, da circa un anno, fa parte di una cooperativa di 12 allevatori, i quali seguono i loro animali secondo regole disciplinari che puntano ad un tipo di nutrizione costituita per lo più di prodotti naturali, fatta eccezione per i primi due mesi di vita, in cui i maiali si nutrono di mangimi, prima di passare allo “svezzamento” vero e proprio.

nero-di-calabria-3Il signor Gencarelli, ci spiega che, negli anni ’80, il suino nero, da diffuso qual era, inizia ad essere sempre più raro.

Gli chiediamo: <Perché ha scelto di allevare “Il Nero di Calabria”?>

<Non si vuole fare concorrenza a nessuno, semplicemente vogliamo produrre, ma soprattutto valorizzare, un prodotto di qualità locale>

<Il suino nero> continua l’allevatore < è un animale che deve essere allevato in condizioni naturali, attraverso quindi un nutrimento naturale, che renderà il prodotto migliore per consistenza e sapore.>

Molti sono i motivi per cui a partire dagli anni ’80 era sparito; uno dei quali era la statura.

Se non si controllano le nascite seguendo i vari incroci, infatti, il maiale in questione rischia di non crescere come dovrebbe, ma basta scegliere gli esemplari migliori per far sì che il problema non si verifichi, ottenendo così un ottimo risultato, sotto il punto di vista della grandezza.

Un altro dei problemi era la bassa prolificità, in quanto i nati da una femmina bianca, erano e sono tutt’ora, in media 16 o 17, contro i 9-10 di una nera, anche se questi ultimi, hanno possibilità più elevate rispetto ai primi di arrivare allo svezzamento.

Oltre a questo, un ulteriore problema, è la quantità di grasso presente nei maiali neri rispetto a quelli bianchi, che è però più soda e quindi più gustosa.nero-di-calabria-1

Sembra quindi che, risolvendo tali problemi, il “nero di Calabria” sia ritornato sul nostro territorio.

Ma quali sono invece le difficoltà che si incontrano tutt’oggi?

ci spiega Gencarelli e poi ma anche per questo si fa presto a trovare una soluzione, che consiste nel far nutrire gli animali tutti insieme, ma creando passaggi, con la rete di recinzione, in grado di far transitare attraverso essa, solo gli esemplari più piccoli, impedendo così l’accesso a quelli grandi.

I prezzi, al contrario di quanto si possa pensare, sono praticamente uguali a quelli del suino bianco, ci assicura l’intervistato

nero-di-calabria-2

Ricordiamo inoltre, che il “Nero di Calabria” è un presidio slow-food, che nasce dalla necessità di tutelare un prodotto legato fortemente alle radici storiche e culturali dell’area  calabrese. Per la sua realizzazione, i produttori che aderiscono al Presidio utilizzano allevano i suini allo stato brado e li alimentano  secondo un disciplinare che prevede fave, ghiande e castagne,  e non permette farine di origine animale, e ogm.

Cosa aggiungere?

Probabilmente il Signor Gencarelli sarà stato più che esaustivo, ma se aveste ancora qualche dubbio a riguardo, provate un assaggio di “Nero di Calabria”… noterete la differenza, e non ve ne pentirete!

 

Asmara Bassetti

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