La viticoltura della Nuova Zelanda

18 marzo 2011

nuova_zelanda-vignetiUn eccezionale ambiente di coltivazione, meticolosità anglosassone, l’assenza di una tradizione da rispettare e grande capacità di guardare avanti sono le componenti del successo che l’enologia neozelandese sta riscuotendo a livello mondiale.

“La Nuova Zelanda è uno dei paesi vitivinicoli del nuovo mondo che in questi ultimi anni hanno maggiormente suscitato l’attenzione a livello internazionale, sia per lo standard qualitativo raggiunto dalla produzione e enologica sia per la grande capacità di penetrazione nei mercati esteri di riferimento. Il successo neozelandese trova conferma in un aumento della superficie vitata del 296% e in un incremento del valore delle esportazioni del 910% negli ultimi 10 anni. La qualità dei vini è frutto di condizioni pedoclimatiche particolari e di una scelta strategica ben precisa, dato che le caratteristiche del contesto produttivo e la lontananza dai mercati principali non consentono alle aziende neozelandesi di competere sulla quantità e tanto meno sul prezzo. Per questo motivo l’obiettivo dei produttori neozelandesi, coordinati e guidati dalla New Zealand Winegrowers (NZW), è dichiaratamente quello di diventare leader nella fascia dei vini di eccellenza dei mercati più importanti. Esplosa negli ultimi 15 anni, dal punto di vista viticolo la Nuova Zelanda ha trasformato lo svantaggio di essere partita per ultima in un vantaggio, evitando gli errori commessi da altri e facendo le scelte giuste, in funzione delle proprie potenzialità e delle richieste del mercato. 

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La sostenibilità e il rispetto ambientale sono tra le priorità della NZW, tanto che dal 2012 tutte le aziende neozelandesi saranno certificate come “sostenibili” secondo gli standard internazionali. In Nuova Zelanda esistono diverse aziende biologiche e biodinamici e soprattutto la prima azienda al mondo certificata carbonzero, che segue un protocollo finalizzato alla riduzione delle emissioni di gas serra. Sotto il profilo organolettico i vini della Nuova Zelanda sono immediati e dotati di grande bevibilità e si distinguono in generale per l’elevato impatto olfattivo, intensamente fruttato, e per la ricchezza al palato. Nell’approccio ci si rende immediatamente conto che si tratta di vini differenti, con uno stile che si discosta nettamente dall’espressione che i vitigni forniscono nelle altre parti del mondo.

Il primato del Sauvignon

nwIl Sauvignon è il vitigno che in Nuova Zelanda ha trovato condizioni ideali di coltivazione e che è stato determinante per lo sviluppo del suo settore vitivinicolo. Con oltre 14.000 ha, distribuiti da nord a sud, rappresenta infatti circa il 50% della superficie vitata. Grazie alle condizioni particolari degli ambienti di coltivazione, caratterizzati da basse temperature medie, forte escursione termica e autunni lunghi e secchi, l’espressione organolettica di questo vitigno molto è interessante e varia sensibilmente a seconda della regione in cui viene coltivato. All’interno della Marlborough region, nella WaurauValley, il Sauvignon produce vini con sentori olfattivi di frutti maturi, che rientrano nello spettro delle frutto della passione, del guava e  del pompelmo, talvolta con note minerali e di particolare lunghezza gustativa, mentre nella Awatere Valley questo vitigno si esprime all’olfatto con note erbacee dolci, di erba tagliata e di foglia di pomodoro e con note fruttate dolci al palato. Nell’ambito della Haweks Bay, regione più calda della Nuova Zelanda, il Sauvignon si presenta ricco, con sentori di frutti maturi tra i quali prevalgono melone, nettarina  e frutti tropicali, mentre nella Martinboroug – Wairarapa si caratterizza per la particolare freschezza e per i marcati sentori di lime e di frutto della passione.

Chardonnay e altri bianchi

marlborough-winery-1Tra i vitigni bianchi di riferimento vi è anche lo Chardonnay che, conformemente allo stile Nuovo Mondo non di rado viene vinificato prevedendo un passaggio nel legno, se non addirittura la seconda parte del processo fermentativo. La Gisborn region produce Chardonnay di buon corpo, che si caratterizzano per le note di ananas, di guava e di agrumi maturi, mentre nella Malboroug  region il vitigno si esprime con sentori di limone, di lime e di pesca bianca, sorretti da una piacevole freschezza. Altri vitigni a bacca bianca, sui quali le aziende stanno puntando per ampliare la gamma dei vini prodotti, sono il Riesling, con il quale si ottengono vini profumati e fruttati, facili da bere, molto graditi ai giovani consumatori, il Gewurtztraminer, che ha già portato a prodotti di elevato profilo qualitativo internazionalmente riconosciuti, e il Pinot grigio, al momento molto apprezzato soprattutto sul mercato interno ma che presto potrebbe farsi largo anche al di fuori dei confini nazionali.

L’eccellenza del Pinot nero

vigneto-nwTra i vitigni a bacca nera spicca il Pinot nero, secondo vitigno più coltivato dopo il Sauvignon blanc. Notoriamente ostico sia in vigneto che in cantina, in Nuova Zelanda riesce a esprimersi a livelli di eccellenza che gli consentono di non temere confronti. Il Pinot nero neozelandese, in genere molto differente da quelli prodotti nel vecchio continente, si contraddistingue per l’intensità di colorazione e struttura. I sentori di frutti rossi maturi, mora, amarena, ribes e prugna sono prevalenti e bene amalgamati con quelli speziati. Molto interessanti sono i Pinot nero della Central Otago region, che con 34° di latitudine sud è l’area viticola più meridionale del mondo. Nella Haweks Bay, grazie al clima caldo, è conosciuta per coltivazione di vitigni a bacca nera e internazionali, quali il Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah e Cabernet Franc che, vinificato il sia in purezza che in uvaggio, consentono di raggiungere livelli qualitativi sicuramente interessanti“. (Di Riccardo Castaldi)

dati-della-nuova-zelanda                                 

L’attuale crisi economica mondiale ha influenzato anche l’andamento delle sue esportazioni, che comunque è stata  assorbita abbastanza bene. Meno bene è andato per il prezzo delle uve, che continua a calare. In generale si profila una ripresa per la produzione, anche se con margini più bassi, nel quadro di una stabilizzazione.

 

Autore: Tommaso Aniballi

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