Gli ebrei e la vera cucina romanesca (parte 2)

13 dicembre 2010

rigatoni-con-la-pajataL’espulsione degli ebrei e la nascita dei ghetti

(seconda parte)

La vita delle varie comunità subì una svolta drammatica nel 1492 quando gli ebrei vennero espulsi dalla Spagna, dalla Sicilia e dalla Sardegna (appartenenti alla Spagna). Neppure un ebreo rimase in Sicilia; la maggioranza degli ebrei siciliani e sardi si rifugiò nelle città dell’Italia Meridionale. Ma anche le comunità ebraiche dell’Italia Meridionale erano destinate a scomparire. Nel 1500, con il Trattato di Granada, il Regno di Napoli venne diviso fra Luigi XII di Francia e Ferdinando il Cattolico di Spagna; nella lotta che ne seguì fra Francesi e Spagnoli, questi ultimi prevalsero. Nel 1505 gli Spagnoli entrarono a Napoli; da questo momento le comunità ebraiche del Regno di Napoli andarono rapidamente scomparendo. L’espulsione degli ebrei, che svolgevano ruoli importanti all’interno dell’economia meridionale, ebbe un effetto nefasto, simile a quello avvenuto in Spagna e Portogallo. Una parte degli ebrei provenienti da queste comunità si stabilì a Roma, dove sorsero in tal modo piccole Sinagoghe (siciliana, aragonese); altri si rifugiarono nel Levante, in Turchia; altri ancora raggiunsero Corfù (ancora oggi gli Ebrei corfioti parlano un dialetto pugliese misto a veneto). Con l’arrivo degli ebrei espulsi da Spagna, Sicilia e Portogallo vennero introdotte a Roma usanze sefardite (sono così definiti gli ebrei delle regioni del Mediterraneo) che convissero insieme a quelle della tradizione locale. Nel 1516  Venezia istituì, per la prima volta al mondo, il ghetto. Si chiamava infatti così il quartiere, poi destinato ad abitazione per gli ebrei, adiacente a una fonderia, che i veneziani chiamavano gheto.  Il nome poi si diffuse in tutta Europa, prendendo il significato di quartiere dove gli ebrei dovevano vivere rinchiusi. I portoni del ghetto venivano chiusi al tramonto e custoditi durante la notte da guardiani cristiani, pagati dagli ebrei, e all’alba si riaprivano. Di giorno i cristiani potevano entrare nel ghetto per fare acquisti o portare pegni in cambio di prestiti. Il secondo ghetto fu quello di Roma, istituito nel 1555 a ridosso del Teatro Marcello per ordine di papa Paolo IV. Il pontefice costrinse gli ebrei a vivere in un quartiere separato e recintato, posto sulla riva del Tevere, in una zona malsana, soggetta a inondazioni, con cancelli chiusi alla sera e riaperti all’alba. Agli ebrei furono precluse la maggior parte delle attività, non restava loro che il piccolo commercio, soprattutto di abiti vecchi e di oggetti usati. Tra le restrizioni giuridiche, sociali ed economiche, vi era quella che impediva agli ebrei di avere più di una sinagoga, prescrizione che fu aggirata incorporando sotto un unico tetto cinque diverse congregazioni o “scholae”, le Scole degli ebrei romani (Scola Tempio e Scola Nova) e le già citate Scole Catalana, Castigliana e Siciliana, che raccoglievano gli esuli. Inoltre gli ebrei erano costretti ad assistere periodicamente a prediche che erano tenute nelle chiese adiacenti al ghetto e che miravano alla loro conversione. cucina-romana-ricetteDurante il periodo del ghetto, che si protrasse per 315 anni, la popolazione ebraica di Roma crebbe da 1.750 a 5.000 persone. La definitiva equiparazione degli ebrei romani agli altri cittadini avvenne solo nel 1870 con la fine del potere temporale del papa e la riunificazione di Roma all’Italia. Si aprì allora per gli ebrei romani, gli ultimi ad essere emancipati in Europa, un periodo di trasformazioni e di inserimento nella società civile. Per risanare l’area, il ghetto fu raso al suolo e fu demolito anche l’edificio delle Cinque Scole, mentre gli ebrei iniziarono a trasferirsi in altri quartieri della città, prima contigui, poi più lontani. Oggi il ghetto non esiste più, ma nelle strade adiacenti al Portico d’Ottavia, che ne è un po’ il cuore, vivono ancora un centinaio di famiglie di religione ebraica che hanno mantenuto intatte tutte le loro tradizioni alimentari e fanno di questa zona una delle aree più interessanti dal punto di vista gastronomico.

(continua)

 

Galliano Maria Speri

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