Omega 3 e schizofrenia

28 agosto 2010

schizofreniaAlimentazione e disturbi della personalità.

La schizofrenia non è una malattia rara, interessa una persona su 100, non è solo una malattia mentale importante, ma riguarda l’organismo umano nella sua interezza: le persone che soffrono di questa malattia hanno infatti un’aspettativa di vita ridotta di 12-15 anni rispetto alla media della popolazione. Per tanti anni sono stati cercati i geni della schizofrenia, oggi si pensa invece, che nasca da una complessa interazione tra migliaia di geni e molteplici fattori di rischio ambientale, nessuno dei quali per proprio conto, causa la schizofrenia. La ricerca è sempre più orientata a vedere la schizofrenia come malattia dello sviluppo, un processo patologico che spesso inizia in giovane età. Tale processo si caratterizza come alterazione delle connessioni tra aree cerebrali fondamentali,  riguarda sia la corteccia  sia le strutture, come l’ippocampo, e spiegherebbe i deliri, le allucinazioni e il deficit cognitivo della malattia.
neural-networkDa molti anni si sono moltiplicati i centri universitari che si sono posti l’obiettivo di identificare precocemente i segni della malattia e proporre interventi preventivi. Il dipartimento di psichiatria infantile e adolescenziale dell’Università di Vienna, ha pensato di usare olio di pesce concentrato ricco di omega 3. Lo studio è stato fatto su un gruppo di 81 giovani classificati ” ad alto rischio” sia per la presenza di sintomi psicotici, sia per la presenza di familiarità per la malattia. Tutti hanno ricevuto per 12 settimane pillole identiche per aspetto, odore, gusto, ma solo per metà di loro le quattro pillole, assunte ogni giorno, contenevano 1200 grammi di acidi grassi polinsaturi a catena lunga della serie omega 3. Al controllo, dopo 12 mesi, alla fine dello studio, solo una persona del gruppo in trattamento ha sviluppato una sindrome psicotica contro gli 11 del gruppo placebo (22,6%). Un risultato straordinario che se confermato da studi più ampi, rafforzerà la spinta di ricercatori e clinici ad un approccio integrato nei confronti della prevenzione e cura di questa grave malattia.

Alimentazione e disturbi della personalità.

La schizofrenia non è una malattia rara, interessa una persona su 100, non è solo una malattia mentale importante, ma riguarda l’organismo umano nella sua interezza: le persone che soffrono di questa malattia hanno infatti un’aspettativa di vita ridotta di 12-15 anni rispetto alla media della popolazione. Per tanti anni sono stati cercati i geni della schizofrenia, oggi si pensa invece, che nasca da una complessa interazione tra migliaia di geni e molteplici fattori di rischio ambientale, nessuno dei quali per proprio conto, causa la schizofrenia. La ricerca è sempre più orientata a vedere la schizofrenia come malattia dello sviluppo, un processo patologico che spesso inizia in giovane età. Tale processo si caratterizza come alterazione delle connessioni tra aree cerebrali fondamentali,  riguarda sia la corteccia  sia le strutture, come l’ippocampo, e spiegherebbe i deliri, le allucinazioni e il deficit cognitivo della malattia.
neural-networkDa molti anni si sono moltiplicati i centri universitari che si sono posti l’obiettivo di identificare precocemente i segni della malattia e proporre interventi preventivi. Il dipartimento di psichiatria infantile e adolescenziale dell’Università di Vienna, ha pensato di usare olio di pesce concentrato ricco di omega 3. Lo studio è stato fatto su un gruppo di 81 giovani classificati ” ad alto rischio” sia per la presenza di sintomi psicotici, sia per la presenza di familiarità per la malattia. Tutti hanno ricevuto per 12 settimane pillole identiche per aspetto, odore, gusto, ma solo per metà di loro le quattro pillole, assunte ogni giorno, contenevano 1200 grammi di acidi grassi polinsaturi a catena lunga della serie omega 3. Al controllo, dopo 12 mesi, alla fine dello studio, solo una persona del gruppo in trattamento ha sviluppato una sindrome psicotica contro gli 11 del gruppo placebo (22,6%). Un risultato straordinario che se confermato da studi più ampi, rafforzerà la spinta di ricercatori e clinici ad un approccio integrato nei confronti della prevenzione e cura di questa grave malattia.

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