I grandi vini bianchi

17 novembre 2010

L’intelligenza umana è saper sfruttare quello che la natura ci regala senza stravolgerlo. Ed è esattamente quello che, in un modo o un altro, questi vini rappresentano, in quanto l’uomo che c’è dietro ha saputo fondere il vitigno al territorio tanto da creare unicità.

 

montrachet

Montrachet Grand Cru 2004 (Chardonnay 100%)

Domaine Bouchard Père&Fils

Beaune (Francia)

Letteralmente Monte Rasato. Cru  sublime di 7,89 ha, su terreno batoniano, molto povero, calcareo e argilloso, collocato tra i 225 e 270 m sopra il livello del mare fra Chevalier e Batard. La pendenza, più marcata negli altri Grand Cru, si addolcisce a Montrachet. L’esposizione è a est e sud-est, il clima quasi semi-mediterraneo. La Maison Bouchard, fondata nel 1731, dopo la rivoluzione francese acquistò un grande numero di vigneti arrivando a possedere 130 ha e diventando una delle più grandi della Borgogna. Dal 1820 ha sede nello Château de Beaune nelle cui cantine si trovano custodite centinaia di migliaia di bottiglie, addirittura dal 1846. La parcella di Montrachet che appartiene a Bouchard acquistata nel 1838, ha un’estensione di 1,92 ha. Il millesimo 2004 è stato piuttosto tardivo, con precipitazioni sopra la norma ma un settembre soleggiato, ha permesso comunque un’ottima maturazione. Vendemmia il 23 di settembre, raccolta manuale, pressotura soffice, fermentazione alcolica e malattia totale molto lunga in fusti di legno e imbottigliamento a metà dicembre. Buona concentrazione cromatica dorata. Al naso è ampio e minerale, con sensazioni di nocciola tostata, sambuco, frutta secca, spezie, in una sinfonia ben integrata. All’assaggio la progressione è avvolgente stravolgente, sostenuta da una grande sapidità che non riesce a coprire ma, anzi, riesce a fondersi alla morbidezza minerale. Ancora in evoluzione.

 

les-cretes

Vallée  d’Aoste Chardonnay Frissonière cuvée bois 2002 (chardonnay 100%)

Les Cretes – Aymavilles (Aosta)

Costantino Charrère appartiene ad un’antica famiglia di produttori con vigneti ad Aymaville che nel 1989 fondò l’azienda Les Cretes in società con dei ristoratori del luogo. Oggi questa appartiene esclusivamente alla famiglia Charrère e si estende per 25 ha di vigneti, molto frazionati, lungo l’asse della Dora Baltea, su suoli morenici glaciali, sciolti e sabbiosi e alta densità di impianto: 8000/10.000 ceppi per ettaro. Dopo aver importato i cloni dalla Borgogna, nel 1991 ha impiantato questi due importanti vigneti, salendo molto di quota: Frissonière e les Cretes (oggi divenuti tre in quanto è entrato in produzione un terzo vigneto a 800 m sopra  il livello del mare) il primo di 1,8 ha esposto a sud a 550 m sotto il livello del mare a Saint Cristophe, il secondo di  1,2 ha esposto al Nord a 650 m sopra il livello del mare ad Ayamavilles, con densità di impianto di 7500 ceppi per ettaro. Il clima, in periodo, autunnale crea un’escursione termica di 22°. L’annata è stata condizionata da una grande umidità relativa, più che da vera e propria pioggia, e abbinata a poca luce e poco sole che ha prodotto forte acidità, così, per compensare tutto questo, si è ritardata la vendemmia a metà ottobre. Fermentazione in legno da 300 l di capacità, sosta sulle proprie frecce con bâtonnage giornalieri, permanenza in legno per circa 10 mesi e dopo l’imbottigliamento altri sei. Visivamente oro verde, luminoso; alla naso un insieme di burro, nocciola, speziatura dolce, mandarino, pesca, sfumature minerali molto marcate, leggera tostatura, con soffi di rosa ci accolgono affascinandoci e sorprendendoci. All’assaggio torna la rosa in una struttura fortemente minerale e sapida di grandissimo equilibrio. Una sapidità quasi dolce con la chiusura interminabile.

 

valentini 1996

Trebbiano d’Abruzzo 1996 (Trebbiano 100%)

Valentini – Loreto Aprutino (Pescara)

Dall’azienda di Loreto Aprutino uno dei più grandi vini bianchi italiani, un monumento, unico, che non ricalca nessuno clichè già noto, e che ha trovato nella genialità del suo produttore e nell’unicità del territorio fattori determinanti. Nasce da sperimentazioni effettuate fin dagli anni 50, dapprima da Camillo Valentini poi proseguite da Edoardo e da Francesco Paolo, sull’utilizzo dei legni e sul sistema di allevamento della vite. Edoardo, infatti, studiò a lungo l’effetto della luce e del calore sulle piante, partendo da 80 cm di distanza fra grappolo e terreno e arrivando a stabilire che quella ottimale era quella dei 2 m, perfettamente integrata dalla pergola abruzzese. Sull’uso del legno, inoltre, dopo aver provato circa trent’anni fa anche la barrique, fu categorico nell’abbandonare tale formato (incideva troppo sulla fragranza del frutto del Trebbiano perché è fatto per altra zona e altri vitigni) a favore delle grandi botti da 5000/6500 litri dove rimane per oltre un anno. Botti che non cedono nulla e che vengono utilizzate solo come grandi contenitori. Proviene da un terreno calcareo di media compattezza su pendii tra i 300 e i 350 m sopra il livello del mare. Annata di grande freddo con pioggia per tutta la durata della maturazione e persino durante la vendemmia. Incredibile oro verde intenso, ai profumi si svelano sentori minerali di pietra focaia che si incupisce virando verso note ferrose, di ruggine, arrivando alla salamoia, acciuga, cappero, macchia mediterranea, agrumi di pompelmo, speziato. Al palato è una marea di sensazioni che invadono il cavo orale, pieno, di grande progressione, con notevole mineralità centrale e fortemente sapido, occupa totalmente il centro bocca. Un rincorrersi di sensazioni che si uniscono e si compattano e diventano lui, il Trebbiano di Valentini.

 

hermitageErmitage Ex Voto 2005 (Marsanne 90%, Roussanne 10%)

E. Guigal – Ampuis (Francia)

La Domaine  fu fondata nel 946 da Etienne Guigal che, arrivato nella regione a soli 14 anni, riuscì a terminare ben 67 vendemmie prima che una grave cecità lo colpisse costringendolo a lasciare le redini dell’azienda a suo figlio Marcel che proseguì nel suo lavoro aiutato dalla moglie Bernadette e dal figlio Philippe. L’Ex Voto, prodotto solo in annate eccezionali, proviene da un blend di vecchie vigne di Marsanne e Roussanne che vanno dai 50 ai 90 anni.  Prende il nome Ex Voto,  che letteralmente significa “Successivo al voto fatto a Dio “per ringraziare del fatto di possedere questi due vigneti: Les Muretes con terreno alluvionale fluido glaciale con sassi, di un ettaro,  e l’Ermitage, su altopiano di loess-sabbioso di 0,8 ha. Vinificato in piccoli fusti di legno nuovo, vi soggiorna per 30 mesi. Alla visiva è oro concentrato, all’olfatto si propone ancora in fase giovanile, con spezie dolci e vaniglia in evidenza, ben contornate da note di pera, pesca, nocciola, per poi arrivare a cera e miele. Al palato propone tutta la sua potenza e pienezza; è un vino, oggi, leggermente fermo ma con un equilibrio straordinario fra alcol e sapidità. Da attendere nei prossimi anni.

 

rieslingRiesling Auslese Vehlener-Sonnenuhr 1994 (Riesling 100%)

Joh. Jos. Prum – Wehlen (Germania)

L’azienda Prum, presente nel comune di Wehlen  fin dal 1156, nel 1911 fu divisa in due parti: una andò a Johann Joseph Prum che fondò l’odierna realtà. Seguì il figlio Sebastian e, nel 1969, l’attuale proprietario Manfred Prum, uomo di grande carisma, che la portò a livelli straordinari divenendo uno fra i primi produttori al mondo. La superficie delle sue vigne raggiunge appena i 14 ha e le viti, ultracentenarie, sono franche di piede. Il vigneto Sonnenuhr- letteralmente Meridiana da una grande meridiana presente nel vigneto- è suddiviso fra due comuni: Zentilgen e Welhen. Welenher  Sonnenhur è un anfiteatro ripidissimo rivolto a sud, roccioso, molto frastagliato, composto principalmente da ardesia permeabile che assorbe il calore e riflettere la luce, con pietre grigio-nero che ne accentuano acidità e mineralità. L’annata 1994 è stata eccellente. Luminosissimo oro verde, dirompente il profumo minerale, con decisi intarsi di cherosene, aristocratico e austero ricorda la torba, fumoso, ma addolcito da pesca, bucce di arancia, rosa. Al gusto si rivelano tracce di dolcezza subito riassorbite dalla notevole acidità e mineralità che si fondono splendidamente nella lunghissima persistenza.

 

gavi-di-gavi-la-scolcaGavi dei Gavi 1989 – La Solca – (Cortese 100%)

Gavi (Alessandria)

Un vino di vent’anni che rappresenta un marchio registrato nel 1970, fatto solo con uve da piante di sessant’anni. Acquistata nel 1919 dalla famiglia Soldati e dalla stessa ancora condotta,  La Scolca rappresenta la più antica della zona con le sue 90 vendemmie. Fu veramente temerario piantare uve di Cortese in una terra di rossi, ma la sfida è stata pienamente vinta. I vari vigneti sono tutti su terreni alluvionali ghiaiosi/sabbiosi misti ad argilla, la quale conferisce maggior struttura al Cortese nelle annate siccitose. Il clima è caratterizzato da due correnti d’aria che determinano un regime termico molto freddo che fa ritardare la vendemmia di almeno 15 giorni. Grande attenzione e selezione è riservata alla vigna, alla potatura, alla resa che si è abbassata negli anni per arrivare a 50 q con 4.500 ceppi per ettaro. La vendemmia è manuale con piccoli ceste da 20 chili e quando l’uva  arriva in cantina viene vinificata separatamente per ogni singolo vigneto, con sistemi a freddo. La fermentazione avviene con lieviti naturali e il vino rimane a lungo in acciaio sulle proprie fecce. L’annata 1989, dopo un inizio piuttosto freddo, ha alternato freddo a temperature più miti fino all’arrivo dell’estate. Luglio e agosto sono stati caldi e asciutti e  settembre perfetto. Sgargiante alla visiva si offre ancora verde brillante; segue un naso che immediatamente richiama le note minerali, con frutta bianca di mela e agrume, frutta secca, naso molto pulito e verticale. In bocca si apre con due anime, la acido-sapida ancora molto marcata e scorrevole, l’altra data dall’alcol e dalla morbidezza che si attardano a lasciare il cavo orale, ritorno conclusivo di note di mela. Un vino magico.

Autore: Tommaso Aniballi

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