L’agricoltura biologica

28 novembre 2011

campo-fragoleUn sistema ecologico per ottenere materie prime di qualità.

È stato alla fine degli anni 70 del secolo scorso che in Italia ha mosso i primi passi un atteggiamento critico verso il sistema agricolo in uso. Negli anni del dopoguerra gli sforzi si erano concentrati sull’obiettivo di coprire il fabbisogno alimentare. Gli studi e le ricerche erano indirizzati a conseguire la massima produzione e ad intensificare la meccanizzazione delle coltivazioni. Con la crescita di una coscienza ambientalista si svilupparono esperienze alternative di agricoltura e produzione di alimenti, orientati verso un rapporto con la natura più stretto e rispettoso. Presero così forma associazioni di produttori che elaborarono regole proprie per definire che cosa fosse l’agricoltura biologica, in parallelo con quanto avveniva in altri paesi d’Europa, Inghilterra e Germania in particolare. Negli anni 80 l’agricoltura biologica italiana si diffuse sempre più, anche se il mercato interno continuava ad essere molto ristretto, tanto che buona parte della pasta, delle conserve, dei cereali biologici veniva esportata verso nazioni come l’Inghilterra o la Germania dove era maggiore la richiesta da parte del consumatore.

animali-al-pascolo-immagine1Regole per le produzioni vegetali
Per passare da un sistema di coltivazione convenzionale a quello biologico è necessario un “periodo di conversione” che ha la durata minima di due anni per le colture annuali e di tre anni per le colture perenni.
È vietata la mono successione per cui è obbligatorio fare la rotazione delle colture. E vietato l’uso di concimi chimici di sintesi per cui si ricorre al sovescio, cioè l’interramento di piante coltivati con la funzione di arricchire il terreno costituite in genere da leguminose. Questa fertilizzazione può essere completata incorporando nel terreno le deiezioni zootecniche, opportunamente trattate, provenienti dagli allevamenti biologici. In questo tipo di agricoltura sono vietati i fitofarmaci chimici di sintesi, come pure l’utilizzo di piante e animali geneticamente modificati. Sono vietati gli ormoni vegetali sintetici che accelerano la moltiplicazione delle cellule all’inizio dello sviluppo dei frutti e li fanno crescere più in fretta e più grandi; sono invece ammessi concimi di origine minerale.

Zootecnica biologica
In zootecnia biologica, fondamentale è il principio di complementarietà tra suolo ed animali. Deve perciò esistere una definita proporzione tra numero di animali allevati e superficie di terreno a disposizione. Questo tipo di scelta comporta: una riduzione dell’inquinamento ambientale, la disponibilità di superfici minime garantite commisurate alle loro esigenze biologiche, l’eliminazione del disagio e dello stress che l’animale può avere per “compagni di vita” in numero superiore a quello sopportabile per la specie considerata.

Anche i foraggi devono provenire da agricoltura biologica, infatti è frequente il caso di aziende biologiche a “ciclo chiuso”: animali nutriti con foraggi coltivati dall’azienda e campi fertilizzati con il letame degli animali allevati. Sono vietati tutte le pratiche per cui vengono aggiunti farmaci ai mangimi. I mangimi “medicati” evitano alcune malattie ed accelerano la crescita degli animali. Sono autorizzate cure preventive solo se fitoterapiche o omeopatiche.

 

Autore: Lorenza De Mola

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